Recentemente mi sono imbattuta in due concetti filosofici che finora non conoscevo: minimalismo e “slow living revolution”.

Il fatto che ho accidentalmente scoperto questi due movimenti attraverso un ashtag in istangram potrebbe essere considerato da alcuni una coincidenza, da altri il fato, personalmente credo si chiami SERENDIPITY.

Quindi, cos’è il minimalismo?

Ho fatto alcune ricerche e ho trovato numerose risposte, e credo che il motivo sia che ci sono diversi modi di essere minimalisti, può essere una scelta radicale come possedere solo 100 oggetti e vivere in una piccola casa o può essere semplicemente qualcosa che aggiungi ogni giorno nella tua vita (quasi ironico pensare di aggiungere qualcosa alla tua vita sottraendo…) la definizione che più si intona con la mia visione è che il minimalismo riguarda la semplicità.

Trovo che sia semplice come chiedere a se stessi “ho davvero bisogno di questa cosa?”

Semplice ma allo stesso tempo rivoluzionario.

Mi serve davvero questo favoloso paio di scarpe? (chi vuoi prendere in giro, certo che ti servono, vai e comprale!)

Ho bisogno di questa persona nella mia vita? Aggiunge qualcosa alla mia esistenza?

(e con “aggiungere” non intendo ovviamente qualcosa di materiale ma, questa persona mi aiuta nella mia crescita personale? Questa persona porta gioia, risate o energia positiva alla mia mente? O questa persona si lamenta e critica soltanto? Siate consapevoli che la vostra mente non è un bidone e nessuno è autorizzato a buttarci spazzatura)

Slow living revolution:

Anche questo è un concetto complesso e sfaccettato. Ho scoperto proprio oggi che tutto è iniziato in italia (la mia terra) con il movimento “slow food” e da qui il movimento “slow cities”. in Italia ci sono circa 75  città “slow” e molte altre sparse per il mondo (17 in Polonia, 11 in Corea del Sud e 2 in Usa). Il concetto di Slow City è abbastanza semplice: utilizzano la tecnologia per migliorare il tenore di vita delle persone, e non per rendere tutto più complicato e rispettano le risorse geografiche tradizionali. Uno dei maggiori esponenti di questo movimento è Carlo Pretini, nonché mente dello “slow food project”.

Accanto ai movimenti slow food e slow cities si colloca il fenomeno chiamata slow living revolution. Vivere slow non significa essere pigri o senza obiettivi, ma come dice l’autore Carlo Pretini, vivere al giusto ritmo.

Credo che durante l’anno appena trascorso, in seguito alla diagnosi del mio terzo cancro (sono in completa remissione dallo scorso ottobre, ma la mia vita è cambiata drasticamente ora che devo convivere con numerose pillole e medicine) mi sono mossa in direzione di queste due filosofie senza neppure esserne consapevole, e mi ha aiutato notevolmente.

Certamente affrontare questo tipo di difficoltà ti forza a dare delle priorità, ti ritrovi ad avere sempre meno energie fisica ma più entusiasmo e voglia di vivere. Ciò significa capire davvero chi vuoi essere, chi vuoi intorno a te evitando tutti quegli eventi, attività, persone che incontravi senza un perché (e mi spiace dirvi che il motivo era che non volevate stare soli con il vostro compagno sul divano, o magari soli con voi stessi).

Io ho iniziato escludendo molte persone, molti eventi (sono sempre stata un amante della vita notturna ed ora sfido chiunque ad incontrarmi dopo le dieci di sera a meno che non ci sia qualcosa di davvero speciale o mi stia veramente divertendo un mondo) e poi ho anche iniziato a vendere alcune delle mie troppe borse&scarpe con benefici economici e spirituali.

Sarò onesta nel dirvi che che tutto è cominciato quando mio marito si è trasferito da me e ho realizzato che non c’era posto libero per i suoi oggetti, volevo che si sentisse il benvenuto in quella che ora è la nostra casa poiché era arrivato nella mia vita, ora nostra vita.

Fare spazio, riordinare fa sentire davvero bene, e continuerò a farlo ovviamente senza esagerare…

Se vedrete mai la mia zona make up (non una valigia, ne valige ma un intera zona) e il numero di prodotti per la pelle che posseggo, potreste capire che non potrei mai avere solo 100 oggetti, ma non credo che questo sia il punto…

Credo che il punto sia: programmare il tempo del riposo e semplicemente sdraiarsi, programmare il tempo per pensare e farsi delle domande, programmare un tempo per guardare una torta cuocere nel forno, e lasciare andare tutto ciò che non ti fa raggiungere degli scopi nella tua vita.

Spero vi piaccia il post, è stato particolarmente significativo per me.

In luce e amore

Lisa

Una lista dei posti che preferisco di New York

Tavern 62 by David Burke
Questo posto è un vero gioiello! L’ambiente è molto accogliente, il cibo gustoso, confortante e raffinato.

Bar Italia
Upper east side
Se stai facendo dello shopping super chic e cammini favolosa sulla Madison Avenue, fermati qui per un piacevole Lichee-Marini e gusta una Cotoletta alla Milanese.
(Ti sembra una combinazione sbagliata? Aspetta e prova)

Candle Cafe
Se sei un amante del buon cibo PUOI provare questo posto; se sei vegano invece DEVI provarlo. Specialmente se sei un vegano italiano/europeo, il loro cibo è davvero molto meglio dei soliti piatti vegani che puoi trovare in Italia. Burgers, piatti indiani, insalate, spremute di frutta fresca e cocktails organici, tutto è grandioso. Il mio piatto preferito è la torta di carote.

Sarabeth’s
Central park south
Sarabeth’s è stato il mio primo amore a New York ed è tutt’ora il mio spot preferito per un brunch:
uova ottime e favolosi pancakes. I friabili toast sono come nuvole nella tua bocca.

Bar Masa
Bar Masa si trova all’ultimo piano del centro commerciale Columbus Circle.
Sullo stesso piano puoi trovare alcuni dei migliori ristoranti della città: Per-se con la sua vista eccezionale, il Bar Central, e l’adiacente Bar Masa con ristorante annesso.
Pur non essendo ancora stata al ristorante, posso dire con certezza che il cibo del Bar Masa è ottimo.
E’ tutto davvero buono, pesce e carne, piatti tradizionali sushi e ricette innovative.
Il mio preferito è una crema di riccio di mare, servita nel suo guscio con tartufo bianco, delizioso!

Tarallucci&Vino
Sono fiera di me stessa per non essere una tra quegli italiani a pensare che la propria nazione e il suo cibo siano i migliori al mondo… ma ammetto che dopo una lunga assenza ci sono cose che mi rendono nostalgica. Sicuramente a New York ci sono posti in cui puoi trovare cibo italiano molto più sofisticato, ma Tarallucci&Vino mi fa sentire a casa, posso ordinare uno Spritz o un Negroni (dio solo sa quanto amo aperol&campari), gustarmi una bruschetta e poi…

Bel Ami
Bel Ami è un posto piccolo e grazioso nell’upper esat side dove puoi sostare tra un po’ di shopping e una visita al museo ( è abbastanza vicino al Met e al Guggenheim ma abbastanza lontano dal chaos e dalla confusione).  Fanno un buon cappuccioni e favolosi pasticcini!

Il ritratto fotografico di Canelè, se non l’avete mai provato vi consiglio di farlo al più presto!

 

Non è forse questa la somma domanda?

Eppure la gente ne parla a tavola come se fosse un argomento semplice…

Non posso domandarmi se credo in Dio senza sentire una voce interiore che sussurra “cancro, cancro, cancro” (immaginatelo come il suono di un allarme anti incendio)

Ciò nonostante, credo di aver avvertito una maggiore vicinanza a Dio proprio dopo l’anno scorso, quando ho scoperto che il cancro si era diffuso ancora una volta.

Molte persone pensano (ed io ero una di quelle) che più sei vicino alla morte, più hai bisogno di un Dio Onnipotente che può salvarti o eventualmente prometterti un mondo migliore davanti.

Questo è certamente il motivo per cui ho rifiutato Dio così a lungo e con così tanta forza, non volevo essere debole e ingenua, volevo essere una persona forte che cammina e combatte senza illudersi.

Poi ho avvertito il fuoco e ho visto persone bruciarsi fino a diventare cenere e li ho trovato la grazia.

Non pensavo potesse esistere grazia in posti cosi disperati.

La grazia divina. C’è uno stato di pace che credo non possa essere interamente umano.

Tuttavia non pretendo di aver trovato nessuna verità, dico solo di comprendere ciò che non posso comprendere, ma c’è una forza lì fuori a cui voglio parlare e chiedere di compiere dei miracoli per me e per tutti quelli che ne hanno bisogno.

Questo non significa che quando sarà il mio momento, il più tardi possibile perché ho molte cose da fare in questo viaggio, sarò tipo:

“hei amico, sei onnipotentee tutto il resto, ma ti garantisco che devi ancora migliorare parecchio!”

Suppongo mi guarderà, controllerà la mia ricevuta e dirà:

“ Ragazza, che ci fai ancora li? Dovresti già essere all’inferno! Guardie!”

(esatto, Dio usa degli slang, avete dei problemi per questo?)

Da che parte stai nella questione Dio?

Pace e luce,

Lisa