Le tre amiche si ritrovano come ogni giovedì sera al bar La Caffetteria a Milano, vestite di tutto punto come richiedono le grandi metropoli: scolli profondi, tacchi altissimi, capelli mossi e rossetti sgargianti. Il ritrovo settimanale è non solo un’occasione di ritrovarsi tutte insieme e trascorrere del tempo con le amiche di sempre, ma è diventato nel tempo sempre più il cosiddetto angolo “caso umano” dove le poco più che trentenni possono lamentarsi in libertà degli uomini improbabili con cui si ritrovano ad uscire, una sorta di Sex and the City ‘de noartri’ con più city e meno sex purtroppo.

“Ragazze, io sono stufa di uscire con uomini per mesi per poi scoprire che sono sposati, hanno una famiglia in Alaska, o una dipendenza segreta dalla cocaina” attacca la più decisa delle tre
ragazze Maria il cui soprannome era Maria la sanguinaria, per via della sua passione per il Bloody Mary e non solo.

“Insomma io ci ho pensato a lungo. Ma alla fine a noi serve un usato garantito, pochi chilometri ovviamente. Intendo dire, avete presente quell’uscente sfigato, noioso, che lavorava in banca e vi parlava solo delle sue barchette telecomandate? Quello che sognava di andare a NY per giocare con le sue “bambine” a Central Park – e qui ci si deve indignare perché dai, con tutte le cose da fare!!

Insomma, quello che per voi era l’alternativa al caso umano e per alcune anche peggiore, lo sfigato, per un’altra potrebbe essere il principe azzurro!!! Sapete che tra un mese circa mi trasferirò e pensavo di approfittarne per organizzare uno svuota tutto, di vestiti, quadre, stampe, oggetti di antiquariato. Perché non invitiamo le nostre amiche e alcuni dei nostri usati garantiti per vedere che cosa succede? Un esperimento sociale!”

Le tre ragazze si mettono a riflettere: “Ma scusami, tu vorresti dirmi non solo che devo richiamare lo ‘stenditore’ di mutande, o, peggio ancora, la tegna… ma anche che questi potrebbero essere i principi azzurri di qualcuna?” esclama Nicole ormai esasperata
“ma chi, chi per l’amor di Dio sogna di passare il sabato e la domenica mattina a fare le lavatrici e stendere le mutande di lui tra l’altro in modo preciso nemmeno fossimo in un albergo a 5 stelle!!!”
“Beh, lui magari è un caso senza speranza mentre La Tegna potrebbe essere perfetto per Loredana!”
“Ma chi, la tua collega?” commenta ad occhi spalancati Alice “quella che al momento di pagare o è in bagno, o ha dimenticato il portafoglio, o si dimentica di estrarlo?” “Certo! Io la trovo perfetta per la tegna, potrebbe batterlo sul suo stesso territorio!!”

“Ma anche l’indeciso?” dice Nicole

Le due amica si voltano contemporaneamente verso di lei con aria di rimprovero “Noooo Nicky, assolutamente no! Anzi uno come l’indeciso è proprio il motivo per cui mi è venuta l’idea dell’usato garantito! Io credo le donne andrebbero messe in guardia nei confronti di uomini che ti scrivono, ti tengono scritta, e appena stai per staccarti tornano a scriverti… ma mai una volta che si faccia almeno del buon sesso! O almeno un’uscita a cena, invece no, con l’indeciso mai nulla… solo lunghe, frustrantissime messaggiate… Se per gli uomini si usa il termine blue balls per le donne che cosa si può dire? Vagine fucsia? Ecco, un uomo così va evitato: vagina fucsia assicurata!”

Stai serena.

Si lo so, stai serena lo dici al meteo, vero è anche una mia grande filosofia. Ma in alcuni casi – pochissimi in verità – è lecito dire ad una donna di stare calma, e uno di questi è il matrimonio. Stai calma perché andrà bene comunque, perché che tu abbia i fiori perfetti o che non arrivino, il matrimonio, una volta che la sua gigante ruota è stata innescata, si farà lo stesso, e sarà bello, e poi passerà perché è solo una giornata .

Mangia!

Amica sposa, mangia! Capisco il desiderio di essere la più magra del tuo cerchio di spose ( c’è un cerchio, vero? ) ma vuoi mettere essere la più luminosa? essere la più pacifica? e se la situazione peso dovesse sfuggirti di mano prima della cerimonia basterà una mano a coppa sotto il ventre ad insinuare situazioni che possano giustificare la morbidezza del tuo ventre sposalizio.

Non litigare.

Per l’amor del cielo, non litigare con la tua testimone di nozze. Siete amiche da vent’anni, proprio ora devi dirle di quella sua orribile abitudine di masticare con la bocca aperta? Ma taci amica, taci! Se hai taciuto fino ad ora ,soprattutto, taci per sempre… meglio una testimone un po’ “burina” che una testimone alla nemiche-amiche che si presenta in chiesa in un abito crema chiarissimo.

Tieni a portata di mano l’abbigliamento di riserva.

Un abito più comodo per il dopo cena e delle scarpe basse sono d’obbligo o negli anni a venire del ricevimento ricorderai solo il dolore e l’impossibilità di respirare!

Prenditi cura di te stessa, ma nel modo giusto.

Poco prima il matrimonio sospendi ogni attività fisica – si sa che produce cortisolo l’ormone dello stress – duplica lo yoga e la respirazione e, immediatamente prima del matrimonio, i giorni ,ma soprattutto, le ore prima fai un bel massaggio drenante al corpo ma soprattutto al viso. Applica una maschera illuminante ed un trucco leggero, ricorda che soprattutto quel giorno il più bell’accessorio è il sorriso ed un paio di occhi innamorati.

…Ma soprattutto mia cara sposa, ricordati che…

..per quanto meravigliosa la giornata del matrimonio è soprattutto la prima giornata del resto delle vostre vite, un giorno da condividere con tutti quelli che vi vogliono bene e per festeggiare il vostro amore!

with love and light

Lisa

Ho sempre letto tanto, tantissimo, se esiste un leggere troppo c’è stato un tempo in cui io, probabilmente, leggevo troppo.

Ero una bambina un po’ introversa che preferiva socializzare con gli adulti , preferibilmente anziani, che con i coetanei.

Fin da piccola alla libreria  di paese facevo incetta delle versioni illustrate dei grandi classici, e poi crescendo ricordo le fasi, la fase degli autori francesi, degli autori yddish, degli autori russi, culminate con la mia preferita: gli antichi greci e gli antichi romani.

Penserete che fossi una secchiona, e mi dispiace molto non esserlo stata, soprattutto al liceo classico con il mio amore viscerale per tutto ciò che è umanistico…. ma la vita è complicata ed ero pure una ragazzaccia ribelle, per non farmi mancare nulla, quindi ho letto molti libri di Dostoevskij tranne quelli che avrei dovuto leggere “obbligata” dagli insegnanti.

Poi sono venuti gli anni del cancro ed è stato buio. Non ho più letto nulla.

Non so bene come mai, non vi ho dato molto peso. Alla passione per la letteratura si è affiancato un grande amore per lo yoga, e se la parola scritta mi chiedeva troppo spesso di domandarmi e rispondermi lo yoga mi chiedeva solo di essere, essere presente in un corpo che plasmato dalle asana diventava altro.

Poi il tempo è passato e, se con il libro di poesie mi sentivo ancora un po’ di poter “campar di rendita” nel scrivere un romanzo ho iniziato a sentire che c’erano delle lacune da colmare. Non poteva esistere un’aspirante autrice che non leggeva seriamente da almeno dieci anni, inoltre mi rendevo conto che più parlavo in inglese e leggevo in inglese più il mio italiano si impoveriva, mi sfuggiva di mano.

Si arriva così, senza nemmeno accorgercene, a quest’inverno particolarmente doloroso, al termine del quale, come un animale nella tana, ho voluto chiudere i rumori all’esterno e mi sono dedicata alla lettura. Che libro si può leggere quando si è completamente spezzati?

Ho iniziato dalla guida intergalattica per autostoppisti. Perché avevo bisogno davvero di staccare completamente dalla realtà: “fermate il mondo voglio scendere” persino questa frase diventa possibile grazie al capolavoro che è la guida.

Da lì ho scoperto il Kindle unito alla praticità di una lunga vacanza e ho letto una serie di libri bellissimi: “Il corpo docile” di Rossella Postorino, S”e ami qualcuno dillo” di Marco Bonini, “Tutto chiuso tranne il cielo” di Eleonora C. Caruso, “Un cuore tuo malgrado” di Piero Sorrentino, “Una Vita al Giorno” di Massimo Vitali – libro bello e davvero spiritoso- “L’educazione” di Tara Westoever e il libro di cui mi sono innamorata e che in qualche modo mi ha riportata a me stessa: “La Misura eroica” di Andrea Marcolongo.

Il libro parafrasa l’avventura degli argonauti considerando anche noi, uomini d’oggi, e il nostro viaggio moderno per riaffiorare… come? dove? Le risposte sono molto diverse rispetto a quelle che avrebbero dato Giasone e i suoi compagni, ma credo che le motivazioni che ci spingono rimangano sempre le medesime.

La vicenda di Giasone e Medea poi mi è sempre stata cara, anche se, rispetto agli episodi analizzati nel libro, a me ha sempre colpito la parte successiva del racconto… ho sempre nutrito un profondo interesse per la Medea narrata da Euripide. Trovo sia un capolavoro di psicologia e demagogia leggere di Medea che uccide i propri figli con l’unico intento di provocare dolore al padre, pur sapendo che ne avrebbe provocato altrettanto a se’ stessa, e come estremo gesto di sfregio priva Giasone anche della possibilità di piangerli, privandolo dei corpi dei figli.

Ho sempre trovato che questa tragedia provasse la vera potenza della parola scritta, nel leggerla si è quasi d’accordo con Medea, in alcuni frangenti la sua vendetta è anche la nostra rispetto a tutte le ingiustizie che prima o poi tutti subiamo nella vita. Eppure si tratta di un gesto atroce, che non compiremmo mai. Qui sta l’arte della parola, e occorre riconoscerla per potersene difendere.

Sperando che questo momento di fervore come lettrice duri, e sperando di tornare presto con altre opinioni su nuovi libri….

love&light

Lisa

“Non leggiamo e scriviamo poesia perché è carina. Noi leggiamo e scriviamo poesia perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. La medicina, la legge, l’economia, l’ingegneria, questi sono scopi nobili da ricercare e necessaria per la vita umana. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, questo è ciò per cui vale la pena vivere”

PER CHE COSA VALE LA PENA VIVERE?

La prima volta che mi sono posta questa domanda è stata in corrispondenza con la mia prima recidiva al seno. Avevo ventotto anni e mi avevano diagnosticato un tumore al seno l’anno precedente, quando si è prospettata l’idea, ma più che l’idea la realtà, di un secondo intervento e di tanti, tanti, mesi di chemioterapia mi sono sentita davvero impotente, come una formica di fronte ad un’enorme montagna.

All’epoca vivevo insieme a mia cugina Eloisa, e mi ricordo di averle chiesto:

“qual è il senso, il senso di tutto questo combattere se non posso vincere, e devo riaffrontare tutto da capo?”

Lei mi rispose in modo molto pacato:

“si fa, e si fa per le persone che ami, per le cose che ami fare e per i sogni che vuoi realizzare”

Non che prima non avessi sogni, ma non era mai stata una questione di vita o di morte.
Adesso mi rendo davvero conto di che cosa significhi dire che se non si vive per qualcosa si finirà col morire per niente.
Quindi torno a chiederti, ma soprattutto ti prego, chiedi a te stesso: che cosa mi tiene in vita?

Arrivo a fare un recap di quest’anno un po’ in ritardo, mi perdonerete… ultimamente sono stata in ritardo su tutto, nel rispondere agli auguri, nel fare regali, sono stata in ritardo persino con i pensieri.

Quest’anno conferma una verità universale della quale sono convinta da parecchio tempo, una realtà amara, ma tutto sommato estremamente onesta: nella vita non ottieni niente per niente.

Non vuole essere una di quelle frasi incazzate da adolescenti tardivi, è una semplice regola alla quale in un modo o nell’altro ci pieghiamo tutti.

Io quest’anno ho conosciuto l’amore della mia vita nel modo più romantico che potessi sognare.

Come tutti i disillusi sognavo l’Amore da favola senza osare dirlo ad alta voce ed è arrivato.

L’ho chiamato, l’ho pensato, l’ho cercato senza saperlo in ogni parola che scrivevo e lui è arrivato. A distanza di mesi mi rendo conto di come ho buttato alle ortiche tutto quello che credevo di sapere sull’amore, perché non c’è più da pensare come prima, adesso basta essere. Anzi, adesso è.

Poi è arrivato il matrimonio dei sogni in maniera spontanea, una vacanza da sogno per noi che si è trasformata da sola nel matrimonio che non sapevo nemmeno di sognare.

Solo con gli amici veri, solo con chi era felice ed emozionato di essere lì, con chi sapeva quanto mi è costata la vita, quanto l’ho pagata con una moneta che vale più di qualunque dollaro euro o diamante. Volevo vicino chi conosce il valore dei momenti al di là del valore degli oggetti.

Il 2018 è finito per me con un grande silenzio. Il più grande silenzio che mi si sia fatto dentro. Una ennesima battaglia che sono felice di poter dire vinta. Verranno altre macchie, verranno altre lotte non mi faccio troppe illusioni, anche se io ci metto tutta l’energia di cui sono capace.

Ma ciò che mi ha costretto a fare la radioterapia alla teca cranica almeno se ne è andato, come dicevo nella vita non si ha nulla per nulla. Ho iniziato ad elencare tutto quello che ho dato, ma ho cancellato, sarebbe solo inutile pornografia del mio dolore.

Adesso voglio prendere tutto questo silenzio accumulato e dalla bellissima California trasformarlo  in parole,  le parole in tutto quello che non sono riuscita a sognare in questi mesi.

Lisa

Sono scomparsa per un po’ perché è un periodo leggermente complicato, tra lavorare a due libri, combattere il cancro ( sto facendo una radioterapia inaspettata dopo il mio ultimo controllo, ma ne parlerò poi ) insomma… le solite cose!

Ad ogni modo oggi vorrei parlare del magico mondo di Instagram!

Premesso che io sono una fan e non ci vedo nessuno strumento del male, mi rendo conto che possa essere utilizzato in modo positivo oppure negativo.

La maggior critica che viene mossa è che su Instagram le persone sono “false” e ci fanno vedere solo ciò che vogliono… surprise surprise! Ma ne più ne meno come quando usciamo il sabato sera e vediamo tutti agghindati e carini, non lo sappiamo poi se magari non dormono da giorni per le coliche del bambino o se litigano da mesi con il partner, e tutto sommato nel non dircelo non sono falsi, si stanno solo facendo i c**i loro (che, nel caso non lo sapeste, aiuta a vivere fino a cento anni!!!).

Una mia amica mi ha detto che guardando dalle mie foto su Instagram sembra che non me la stia passando male…. noooo, è un incubo, solo che le foto con gli aghi nelle vene o mentre vomito in autostrada le troverei di pessimo gusto, non interessanti e soprattutto volte a cercare una simpatia che non mi interessa avere. La domanda è: perché non è normale pensare che uno condivida le cose belle, non per falsità ma perché è anche buongusto?

Altra pessima abitudine delle instagramers è guardare fotografie di donne bellissime e sentirsi inadeguate, a parte che rimango del parere che ci siamo molte donne più fighe di me al mondo, non ho bisogno di vederle per saperlo, e a me sta bene così, non mi toglie ne aggiunge nulla.

Ma se proprio l’insicurezza è cosi paralizzante vi consiglio di guardare le foto della bellissima Alice Basso e vedere quando, a differenza di tre secondi, passa dall’avere un po’ di  smagliature a diventare top model di victoria secret.  A parte Alice che è un caso raro di bellezza e trasparenza, sappiatelo che

la gente si filtra anche li mortacci dell’anima loro, è normale! Fateglielo fare in pace, sappiate che come sempre delle persone vediamo solo ciò che portano in scena, il dietro le quinte non ci riguarda, ma per questo si dice che bisognerebbe essere gentili con tutti, non sappiamo mai che battaglie combattono.

Io personalmente “linstagram”  lo uso per divertirmi, posto foto che trovo ironiche o belle, faccio cento storie al giorno perché è incredibile la quantità di persone con cui ti connettono ma non mi faccio troppi problemi se siano “cool” o meno. Diciamo che non lo sono, lo so, e mi sta benissimo così!

Vi lascio con un consiglio.  in quanto donna che si vuole bene non seguo tanto modelle o modelline che postano solo foto di culi perfetti – un po’ perché non mi interessano – ma seguo un sacco di profili sulla diversity, sulla bellezza attraverso le imperfezioni, le cicatrici, o  sulla bellezza in altre taglie, o sul burlesque, sulla bellezza acqua e sapone, sulla bruttezza che diventa inaspettatamente bellezza.

Instagram lo possiamo selezionare e il mio somiglia ad un mondo multiculturale popolato di gatti e animali strani, con spesso foto di fiordi in Islanda e qualche bella ragazza prosperosa agghindata di piume rosse, il tuo Instagram com’è?

Dal pianeta insta è tutto!

Baci

La Lisa.

 

Recentemente mi sono imbattuta in due concetti filosofici che finora non conoscevo: minimalismo e “slow living revolution”.

Il fatto che ho accidentalmente scoperto questi due movimenti attraverso un ashtag in istangram potrebbe essere considerato da alcuni una coincidenza, da altri il fato, personalmente credo si chiami SERENDIPITY.

Quindi, cos’è il minimalismo?

Ho fatto alcune ricerche e ho trovato numerose risposte, e credo che il motivo sia che ci sono diversi modi di essere minimalisti, può essere una scelta radicale come possedere solo 100 oggetti e vivere in una piccola casa o può essere semplicemente qualcosa che aggiungi ogni giorno nella tua vita (quasi ironico pensare di aggiungere qualcosa alla tua vita sottraendo…) la definizione che più si intona con la mia visione è che il minimalismo riguarda la semplicità.

Trovo che sia semplice come chiedere a se stessi “ho davvero bisogno di questa cosa?”

Semplice ma allo stesso tempo rivoluzionario.

Mi serve davvero questo favoloso paio di scarpe? (chi vuoi prendere in giro, certo che ti servono, vai e comprale!)

Ho bisogno di questa persona nella mia vita? Aggiunge qualcosa alla mia esistenza?

(e con “aggiungere” non intendo ovviamente qualcosa di materiale ma, questa persona mi aiuta nella mia crescita personale? Questa persona porta gioia, risate o energia positiva alla mia mente? O questa persona si lamenta e critica soltanto? Siate consapevoli che la vostra mente non è un bidone e nessuno è autorizzato a buttarci spazzatura)

Slow living revolution:

Anche questo è un concetto complesso e sfaccettato. Ho scoperto proprio oggi che tutto è iniziato in italia (la mia terra) con il movimento “slow food” e da qui il movimento “slow cities”. in Italia ci sono circa 75  città “slow” e molte altre sparse per il mondo (17 in Polonia, 11 in Corea del Sud e 2 in Usa). Il concetto di Slow City è abbastanza semplice: utilizzano la tecnologia per migliorare il tenore di vita delle persone, e non per rendere tutto più complicato e rispettano le risorse geografiche tradizionali. Uno dei maggiori esponenti di questo movimento è Carlo Pretini, nonché mente dello “slow food project”.

Accanto ai movimenti slow food e slow cities si colloca il fenomeno chiamata slow living revolution. Vivere slow non significa essere pigri o senza obiettivi, ma come dice l’autore Carlo Pretini, vivere al giusto ritmo.

Credo che durante l’anno appena trascorso, in seguito alla diagnosi del mio terzo cancro (sono in completa remissione dallo scorso ottobre, ma la mia vita è cambiata drasticamente ora che devo convivere con numerose pillole e medicine) mi sono mossa in direzione di queste due filosofie senza neppure esserne consapevole, e mi ha aiutato notevolmente.

Certamente affrontare questo tipo di difficoltà ti forza a dare delle priorità, ti ritrovi ad avere sempre meno energie fisica ma più entusiasmo e voglia di vivere. Ciò significa capire davvero chi vuoi essere, chi vuoi intorno a te evitando tutti quegli eventi, attività, persone che incontravi senza un perché (e mi spiace dirvi che il motivo era che non volevate stare soli con il vostro compagno sul divano, o magari soli con voi stessi).

Io ho iniziato escludendo molte persone, molti eventi (sono sempre stata un amante della vita notturna ed ora sfido chiunque ad incontrarmi dopo le dieci di sera a meno che non ci sia qualcosa di davvero speciale o mi stia veramente divertendo un mondo) e poi ho anche iniziato a vendere alcune delle mie troppe borse&scarpe con benefici economici e spirituali.

Sarò onesta nel dirvi che che tutto è cominciato quando mio marito si è trasferito da me e ho realizzato che non c’era posto libero per i suoi oggetti, volevo che si sentisse il benvenuto in quella che ora è la nostra casa poiché era arrivato nella mia vita, ora nostra vita.

Fare spazio, riordinare fa sentire davvero bene, e continuerò a farlo ovviamente senza esagerare…

Se vedrete mai la mia zona make up (non una valigia, ne valige ma un intera zona) e il numero di prodotti per la pelle che posseggo, potreste capire che non potrei mai avere solo 100 oggetti, ma non credo che questo sia il punto…

Credo che il punto sia: programmare il tempo del riposo e semplicemente sdraiarsi, programmare il tempo per pensare e farsi delle domande, programmare un tempo per guardare una torta cuocere nel forno, e lasciare andare tutto ciò che non ti fa raggiungere degli scopi nella tua vita.

Spero vi piaccia il post, è stato particolarmente significativo per me.

In luce e amore

Lisa

Non è forse questa la somma domanda?

Eppure la gente ne parla a tavola come se fosse un argomento semplice…

Non posso domandarmi se credo in Dio senza sentire una voce interiore che sussurra “cancro, cancro, cancro” (immaginatelo come il suono di un allarme anti incendio)

Ciò nonostante, credo di aver avvertito una maggiore vicinanza a Dio proprio dopo l’anno scorso, quando ho scoperto che il cancro si era diffuso ancora una volta.

Molte persone pensano (ed io ero una di quelle) che più sei vicino alla morte, più hai bisogno di un Dio Onnipotente che può salvarti o eventualmente prometterti un mondo migliore davanti.

Questo è certamente il motivo per cui ho rifiutato Dio così a lungo e con così tanta forza, non volevo essere debole e ingenua, volevo essere una persona forte che cammina e combatte senza illudersi.

Poi ho avvertito il fuoco e ho visto persone bruciarsi fino a diventare cenere e li ho trovato la grazia.

Non pensavo potesse esistere grazia in posti cosi disperati.

La grazia divina. C’è uno stato di pace che credo non possa essere interamente umano.

Tuttavia non pretendo di aver trovato nessuna verità, dico solo di comprendere ciò che non posso comprendere, ma c’è una forza lì fuori a cui voglio parlare e chiedere di compiere dei miracoli per me e per tutti quelli che ne hanno bisogno.

Questo non significa che quando sarà il mio momento, il più tardi possibile perché ho molte cose da fare in questo viaggio, sarò tipo:

“hei amico, sei onnipotentee tutto il resto, ma ti garantisco che devi ancora migliorare parecchio!”

Suppongo mi guarderà, controllerà la mia ricevuta e dirà:

“ Ragazza, che ci fai ancora li? Dovresti già essere all’inferno! Guardie!”

(esatto, Dio usa degli slang, avete dei problemi per questo?)

Da che parte stai nella questione Dio?

Pace e luce,

Lisa

Questo è un piccolo esperimento.
Un video che mi ritrae mentre leggo la mia ultima poesia.
E’ in italiano, e non posso tradurla propriamente ma scriverò sotto ciò di cui tratta.
Spero davvero possiate apprezzarla.

XX

Lisa

Quanto ci somiglia questo pianeta
Con i suoi movimenti lenti
I suoi sconquassi improvvisi
Parte terra parte mare
In mezzo roccia,
quanta ne puoi contare
Il mare stesso coi suoi colori
I suoi turchesi tranquilli
E quei petroli impetuosi
Siamo fatti a immagine e somiglianza
del mondo in cui viviamo
e ne portiamo l’impronta
Nel palmo della mano
Ogni suo elemento ci appartiene
Acqua terra
Fuoco e vento
Portiamo tutto dentro
Tutto questo tumulto
Nel nostro spazio così angusto

Prima di tutto: per tutte le persone che non hanno il cancro e che forniscono assistenza… perché abbiamo scanxiety – paura dello scan?

Entri in ospedale, prendi il biglietto e aspetti il tuo turno, ti registri e scendi sottoterra, senti freddo. Ti siedi in una stanza con persone che attendono la conferma di avere il cancro oppure no, se è tornato, e quanto è aggressivo questa volta.

Quindi ora siedi in una minuscola stanza. Sono tutti silenziosi ed incasinati come te, ma per qualche ragione iniziano a condividere le storie peggiori mai sentite sul cancro. Ora non c’è nessuna possibilità di sfuggire al pensiero (il pensiero che hai cercato di evitare tutta settimana, se non tutto il mese): in un imprecisato lasso di tempo ti trovi rinchiusa in un macchinario, con un armatura di plastica sul petto e sul viso, incapace di muoverti, e un rumore fragoroso che ti ricorda in continuazione cosa sta accadendo… claustrofobico?

Cosa puoi fare?

Prima dello scan:

  1. Mentre aspetti metti le cuffie e ascolta della buona musica
  2. Porta dei cruciverba da risolvere, ti terranno occupato
  3. Lavori a maglia? È ora di iniziare. Sei un uomo? Non importa, fallo lo stesso!
  4. Cerca di elencare mentalmente 5 cose che ami o per le quali sei grato
  5. Sfogati. Avrai a che fare con tecnici, nessun dottore o infermiere. Il loro obiettivo è metterti in quel macchinario il più velocemente possibile, far sì che resti immobile e mandarti fuori da lì. Ricorda loro che sei un essere umano. Io ho perfezionato il mio sguardo languido, dico loro che sono terrorizzata e al mio terzo cancro in 30 anni di vita. Chiedo di avvisarmi a metà esame (non lo fanno comunque ma hey.. ), è il mio modo di resistere al sistema e far sentire il mio lato umano.
  6. Prendi dello xanax! Ok forse questo sarebbe dovuto essere il primo punto, ma ragazzi… non funziona da solo! Vi servono comunque un sacco di pensieri positivi!
  7. Pensa alla tua oasi di felicità. Può essere un posto, un momento o una persona speciale. Per me è l’oceano, il mare, le onde. Sono quasi un’insegnate di Yoga… so che è difficile ma provateci fortemente.
  8.  Mentre siete nella macchina e pensate a tutti i posti in cui potrebbero trovarvi il cancro, vorrei che visualizzaste voi stessi prendere a calci quel pensiero e rimpiazzare il pensiero con i numeri 5 o 7, dovrete farlo 600 volte… bene, questo vi terrà occupati e ricordate: il vincitore non è nient’altro che un perdente che non si arrende mai, quindi quando fallite, riprovateci… e poi riprovateci ancora.
  9.  Mentre sei nella macchina pensa a qualcosa che conosci dal cuore: un mantra, una preghiera, una canzone, e ripetila. Perdi te stesso.
  10. Una volta fuori spero tu viva in una nazione dove l’erba è legale… Netflix, pizza e vino potrebbero essere il trucco vincente! Rilassati e prova a dimenticare ciò che hai appena fatto.

Spero abbiate capito il percorso, è davvero dura ragazzi!

Fottutamente dura.

Tuttavia credo che possiate scegliere, scegliere di essere molto più tenaci di tutto questo schifo.

E’ l’unica via e dovete farlo per voi stessi. Piangere non aiuterà, un crollo mentale non vi aiuterà, e neppure lamentarvi l’intera giornata.

Lottare con più forza vi farà attraversare questo momento.

Non voglio promettervi una guarigione, ciò dipende da una combinazione du cure e fortuna, ma vivrete la miglior vita possibile nelle circostanze più avverse… e questa è la vittoria/vendetta più importante!

Non vedo l’ora di ricevere i vostri consigli sull’affrontare l’ansia da scan!

Amore e luce

Lisa